QUALCHE TERMINE USATO DAGLI SPECIALISTI...

 
Alterazione morfologica: disfunzione estetica o funzionale o lieve malformazione che altera la normale morfologia del bulbo o degli annessi oculari.?
 
 
Annessi oculari: tutto ciò che delimita l’occhio: palpebre, ciglia, canali lacrimali, ecc.
 
 
Anoftalmo: mancanza del bulbo oculare che può essere di natura congenita, traumatica o chirurgica.
 
 
Atrofia: (tisi) iposviluppo o riduzione di volume di un organo causato dal suo mancato utilizzo o dal suo malfunzionamento. In oftalmologia il bulbo può diventare atrofico in seguito a postumi di un trauma, ferita perforante o anche fatti patologici come emorragia retinica, panoftalmite, ecc. o per cause congenite.
 
 
Bilaterale: che interessa entrambi gli occhi.
 
 
Biocompatibile: costruito in materiale compatibile con i tessuti umani, che non produce cioè rigetto o reazioni allergiche dell’organismo.
 
 
Blefaroptosi: detta anche semplicemente Ptosi, si presenta con l’abbassamento quasi totale della palpebra superiore in seguito quasi sempre a paralisi del muscolo elevatore della palpebra.
 
 
Borsa di tabacco: intervento di eviscerazione in cui la sclera viene chiusa con una sutura frontale tramite due fili che vengono tirati ed annodati come in una borsa di tabacco.
 
 
Cavità anoftalmica: cavità oculare priva del bulbo.
 
 
Cicatriziale: si dice di un tessuto che presenta una superficie ed un aspetto derivati dalla cicatrizzazione di una ferita o di una sutura preesistente.
 
 
Conformatore: protesi provvisoria generalmente bianca (senza iride e vene dipinte) che si applica subito dopo l’enucleazione allo scopo di evitare la retrazione della cavità e mantenere in esercizio le palpebre.
 
 
Congenito: esistente alla nascita e perciò non causato da patologie o fatti accidentali.
 
 
Controlaterale: è il bulbo opposto a quello di cui si parla. In caso di enucleazione è detto anche “superstite”.
 
 
Demolitivo: è riferito ad un qualsiasi intervento chirurgico. Più questo è demolitivo più sarà importante e vasta la protetizzazione. Oggi si tende ad intervenire nel modo meno demolitivo possibile anche per causare un minore trauma psicologico.
 
 
Diottrato: comprensivo di diottro, cioè di lente che consenta la visione corretta. Si intende per “guscio diottrato” un guscio di ricoprimento utilizzato non solo per fini estetici ma anche per consentire la visione ad un bulbo che ne ha ancora la capacità.
 
 
Ectropion: patologia che consiste nel rovesciamento del bordo palpebrale e delle ciglia verso l’esterno.
 
 
Edema: processo infiammatorio che subentra dopo un fatto traumatico a carico dei tessuti. Si manifesta con gonfiore e forte arrossamento, dura alcuni giorni e si cura con farmaci antinfiammatori. E’ sempre presente nei pressi di una sutura e dopo un trauma o una ferita.
 
 
Endoprotesi: (o impianto) protesi in materiale biocompatibile che permette alla protesi oculare di muoversi maggiormente. Questo impianto viene di norma applicato in sala operatoria dagli stessi chirurghi che hanno proceduto all’enucleazione o all’eviscerazione
 
 
Endosclerale: si dice di un impianto inserito dentro la sclera.
 
 
Enoftalmo: (o depressione tarsale o solco tarsale superiore) Si presenta come un affossamento al di sotto dell’arcata sopracciliare. Riscontrabile in gran parte delle enucleazioni, è causato dal riassorbimento fisiologico del grasso orbitario dopo l’enucleazione e dall’afflosciamento del muscolo elevatore palpebrale. E’ il maggiore e più diffuso difetto estetico contro il quale deve combattere il protesista.
 
 
Entropion: patologia che consiste nel rovesciamento del bordo palpebrale e delle ciglia verso l’interno.
 
 
Enucleazione: (exenteratio bulbi) intervento che consiste nella rimozione totale del bulbo oculare. Al termine dell’intervento può essere inserito nella cavità un impianto per la mobilità (endoprotesi).
 
 
Epitesi: protesi ricostruttiva di vasta parte del viso. Può interessare dell’intera orbita e le palpebre oppure il padiglione auricolare o la piramide nasale.
 
 
Eviscerazione: (evisceratio bulbi) intervento che consiste nello svuotamento della sclera praticato, quando possibile, al posto dell’enucleazione. Al termine dell’intervento la sclera può essere suturata a borsa di tabacco oppure dentro di essa può essere inserito un impianto per la mobilità. E’ un intervento meno demolitivo dell’enucleazione e che garantisce in genere un miglior movimento della protesi.
 
 
Exenteratio orbitae: intervento di rimozione del bulbo oculare, dei tessuti molli circostanti e spesso delle palpebre. E’ un intervento ampiamente demolitivo che impone l’applicazione di un’epitesi ricostruttiva.
 
 
Fascia lata: tessuto tendineo prelevato dalla spina iliaca della tibia ed utilizzato per innesti nelle tecniche ricostruttive dell’orbita.
 
 
Fibrovascolarizzazione: (colonizzazione) processo di integrazione dei tessuti dell’organismo con un materiale biocompatibile posto per molto tempo a loro contatto: consiste nella proliferazione dei vasi e dei fibroblasti che dai tessuti penetrano nel materiale estraneo. E’ il processo che caratterizza i moderni impianti in idrossiapatite.
 
 
Fornice: è la piega formata dalla palpebra in cui trova alloggiamento la protesi oculare. Per una buona protetizzazione è indispensabile che il fornice sia sufficientemente ampio.
 
 
Guscio: nome gergale della protesi utilizzata per ricoprire bulbi atrofici che hanno perso la funzione visiva in seguito a patologie o fatti accidentali.
 
 
Idrossiapatite: materiale naturale microporoso di origine corallina, totalmente colonizzabile, utilizzato per la fabbricazione di protesi in varie branche della chirurgia. In chirurgia oftalmica è stata riprodotta anche sinteticamente.
 
 
Inerte: così viene definito un materiale quando è ben tollerato dall’organismo, non produce reazioni allergiche e non varia la sua struttura chimico-fisica a contatto con i tessuti umani.
 
 
In situ: “sul posto”, cioè senza rimuovere ma agendo nella stessa sede. Così viene definito qualsiasi intervento o modifica ad un impianto protesico eseguito senza la rimozione dell’impianto stesso. Si definisce “in situ”  anche la corretta posizione “di lavoro” di qualsiasi impianto, protesi o lentina.
 
 
Intraoculare: che risiede dentro il bulbo oculare.
 
 
Intraorbitale: che risiede dentro l’orbita.
 
 
Intrasclerale: che risiede dentro la sclera.
 
 
Ipertrofia: Consiste in un anormale ingrossamento del tessuto interessato, generalmente accompagnato da edema. E’ frequente sintomo di processi infiammatori in atto.
 
 
Iposviluppato: sviluppato al di sotto della norma, atrofico.
 
 
Limbus: zona circolare dell’occhio corrispondente alla fine dell’iride ed all’inizio della sclera.
 
 
Maxillofacciale: branca dell’otorinolaringoiatria che studia il blocco orbito - nasale - mascellare con particolare riguardo alla ricostruzione delle pareti osteo-cartilaginee in seguito ad incidenti o patologie.
 
 
Microftalmo: bulbo fortemente atrofico, normalmente del diametro di pochi millimetri ed il più delle volte di origine congenita a causa del mancato sviluppo del bulbo in età fetale.
 
 
Microporoso: si dice di un materiale dalla superficie ricca di pori che permettono la traspirazione dell’aria o la fibrovascolarizzazione dei tessuti.
 
 
Neovascolarizzazione: formazione di nuovi vasi sanguigni in un tessuto generalmente cicatriziale, dopo un intervento, un trapianto od un innesto chirurgico con materiale biocompatibile.
 
 
Ocularista: (o protesista) costruttore ed applicatore di protesi oculari.
 
 
Oculoplastica: intervento di ricostruzione plastica degli annessi oculari (orbita, palpebre, ecc.).
 
 
Odontocheratoprotesi: innesto di dentina in un bulbo a cui è stata praticata cheratotomia. L’innesto permette la visione ma lascia il bulbo in condizione estetiche notevolmente compromesse tanto che dev’essere applicata su di esso una lente cosmetica di ricoprimento.
 
 
Orbita: regione ossea dentro la quale sono contenuti il bulbo oculare, il sacco congiuntivale, i muscoli oculomotori, il nervo ottico ed i relativi vasi sanguigni.
 
 
Ortoforia: condizione di corretta centratura del bulbo. Le condizioni anomale sono l’endoforia o strabismo convergente (quando il bulbo guarda verso il naso), l’esoforia o strabismo divergente (sguardo verso l’esterno), l’iperforia (sguardo verso 
l’alto) e l’ipoforia (sguardo verso il basso).
 
 
Perilimbare: così viene definita la zona nelle immediata vicinanze del limbus.
 
 
PMMA: (polimetilmetacrilato) materiale plastico generalmente trasparente utilizzato per la costruzione di lenti a contatto rigide, gusci, endoprotesi, ecc. E’ ben tollerato dall’organismo.
 
 
Postumi: conseguenze di una malattia o di un fatto accidentale.
 
 
Protetizzazione: atto del confezionare ed applicare una protesi.
 
 
PTFE: (politetrafluoretilene) materiale colonizzabile utilizzato in diverse branche della chirurgia. In oftalmologia è usato come tunica di ricoprimento dell’endoprotesi Ophtimplant.
 
 
Radiopaco: corpo che può essere rilevato tramite lastra radiologica. Esistono alcuni materiali che non sono radiopachi e perciò non sono visibili ai raggi X.
 
 
Retrazione: fenomeno di atrofia lenta e progressiva che interessa la cavità anoftalmica e tutti gli annessi dopo l’intervento di enucleazione. L’uso del conformatore scongiura in parte questo pericolo. E’ buona norma non lasciare mai la cavità anoftalmica senza protesi neppure per poche ore poiché la retrazione si instaura molto velocemente.
 
 
Ricostruzione: in chirurgia sono così definiti quegli interventi che ricostruiscono un organo od una parte del corpo deturpati o resi inservibili dai postumi di una patologia o un fatto accidentale. In oftalmologia sono frequenti le ricostruzioni palpebrali e quelle della cavità, soprattutto dopo ustioni o interventi ampiamente demolitivi.
 
 
Rima palpebrale: è il disegno del bordo delle palpebre viste di fronte con l’occhio aperto. Il corretto mantenimento del disegno rimale è una condizione importante per il felice esito estetico della protetizzazione.
 
 
Sacco congiuntivale: così è definita l’intera congiuntiva che avvolge la cavità ed il bulbo.
 
 
Simblefaron: aderenze tra bulbo e palpebre dovute a discontinuità sulla superficie della congiuntiva bulbare che si “incolla” alla congiuntiva palpebrale. Esistono speciali conformatori che evitano il contatto tra le parti e che favoriscono la ricrescita della congiuntiva palpebrale. La congiuntiva bulbare, invece, può essere ripristinata solo chirurgicamente.
 
 
Subatrofia: condizione di atrofia del bulbo ancora più pronunciata che nella norma.
 
 
Tessuti di ricoprimento: tessuti congiuntivali o connettivali che vengono utilizzati in un intervento allo scopo di ricoprire un impianto o di rivestire una sutura interna.
 
 
Traumatismo: azione traumatica ripetuta e persistente. Il termine si riferisce spesso all’azione di alcuni tipi di endoprotesi sui tessuti di ricoprimento che a lungo andare possono provocare decubito e la conseguente espulsione dell’impianto.